Cooperativa La Ginestra: un’anfora perfetta!

Cooperativa La Ginestra: un’anfora perfetta!

Basterebbe questo, dirvi che si tratta di Trebbiano e mettere una foto o due e l’articolo sarebbe bello che scritto .

Ma sappiamo tutti che, in questa uggiosa domenica, che a Roma c’è pure il blocco delle auto e tutti per il covid ci siamo fatti due anfore tante, non potrei limitarmi all’essenziale: quindi affiliamoci le dita.

Tutto Anfora bianco int 2019: so2 tot <20 mg\lt

Qualche giorno fa mi sono messo in contatto con una piccola cooperativa chiamata La Ginestra. Questo nome: La Ginestra mi fa subito tornare alla mente il buon Leopardi che con la sua profonda depressione pessimistica sento a me molto vicino…tanto lo so che non vi andrete a leggere l’opera di Giacomino bello, però sappiatelo rileggere Leopardi non vi farebbe male.

Questa cooperativa è formata da famiglie che vivono della loro terra, di agriturismo, di ristorazione e di vino. Il quartier generale di tutto è in provincia di Firenze e vi lascio qui il loro contatto, così se volete andare a passare un weekend dopo aver letto il mio articolo allora Zombiwine avrà fatto la cosa giusta .

Per l’inciso, quando il tempo e le malattie bubboniche aliene permetteranno, ci andrò a girare un documentario, poiché chi fa un vino del genere deve essere raccontato.

Ma veniamo a noi. Cosa ho assagiato? Cosa mi ha colpito? Nel vasto catalogo di vini che la cooperativa produce ce ne sono due che dovrebbero essere poco più di un goliardico esperimento, ma così non è; mi riferisco ai due vini vinificati e maturati in anfora: la linea Tutto.

Cooperativa La Ginestra: un’anfora perfetta!

Sabato sera, dopo una settimana di scleri e di lavoro (e di detox senza vino) a casa si decide di mangiare cinese\asiatico, che non vuol dire andare al ristorante o ordinare a portar via, vuol dire preparare da zero tutto…salse comprese: giustamente qualcosa uno se deve inventare pe passa er tempo!

Bene, il sabato e la domenica si può bere e quindi la scelta è caduta su questa bottiglia, 100% trebbiano, agricoltura biodinamica e vinificazione con maturazione in anfora. Nessun filtraggio ne chiarifica insomma un vino primordiale eppure incredibilmente moderno.

Questo vino dimostra quanto il mondo delle vinificazioni con lieviti spontanei sia andato avanti negli ultimi dieci anni; personalmente lo ritengo uno dei migliori trebbiano bevuti, e probabilmente una delle anfore più perfette che io abbia bevuto da molto molto tempo.

Cosa mi fa esaltare cosi tanto?

Cooperativa La Ginestra: un’anfora perfetta!

COLORE Quando il vino è arrivato a casa era opalescente, quasi lattiginoso; l’ho messo in cantina, gli ho cantato parole dolci e per qualche giorno ho aspettato, ripresa in mano ieri era perfettamente limpido. Il vino nel bicchiere, appena versato, presenta un colore oro, vibrante profondo, ma con una limpidezza non perfetta; personalmente poco male mi piacciono i bianchi che non sono giallo paglierino e mi piacciono i vini quando non sono totalmente limpidi. Qui l’unica chiarifica che avviene è la decantazione naturale aiutata dal freddo, e ciò per me è un bonus.

IL NASO ha tre cose che mi piacciono molto, assenza totale di volatile, assenza totale di ridotto e i suoi profumi non corrotti da un eccessiva ossidazione: questo nonostante i sette mesi di contatto con le bucce e il non aver travasato il vino in un altro contenitore: non posso che dire chapeau! Ora personalmente non trovo che nessuno degli elementi sopra citati sia assolutamente invalidante, e che ogni singolo vino vada visto di per se e senza preconcetti.

Capiamoci, io sono assolutamente convinto che se da una parte determinati elementi non possono essere non considerati, dall’altra non sono invalidanti fintanto che non inficiano l’esperienza degustativa. Questo vuol dire in sintesi che oggi, dopo venti e più anni di profonda trasformazione del mondo enologico, la necessità di un degustatore sta anche nel trovare nuovi termini non soggettivi; ciò è indipendente da quel che ci piace o no (che è tuttavia un elemento di non secondaria importanza) mentre invece è fondamentale per rianalizzare i vini in maniera moderna e assai più oggettiva. Per farla semplice se questo vino avesse avuto della volatile (che non ha) sarebbe stata un difetto solo se rovinava l’esperienza degustativa e non se la complicava o l’arricchiva .

Torniamo a noi: vuoi per bravura, vuoi per culo (si culo a volte serve anche quello) quando trovi un vino che di per se è perfetto che fai? è possibile che una misconosciuta azienda abbia fatto un vino perfetto? si è possibile anche perché qualsiasi grande produttore parte dal non essere nessuno e se abbiamo la fortuna di scoprire qualcosa che merita di essere raccontato abbiamo allora i dovere morale di farlo!

Diamo tempo al vino, ceniamo chiacchieriamo, diciamo un po di cazzate sulla condizione del bradipo nella società di oggi e aspettiamo. Dopo un’ora fuori frigo e senza cestello la situazione è la seguente, nessuno elemento rende olfattivamente il vino sgradevole; se volessi far capire le possibilità di un anfora o di quello che poteva essere un vino perfetto 1000 ani fa potrei tranquillamente prenderlo in considerazione.

Cooperativa La Ginestra: un’anfora perfetta!

Passiamo al sorso, la parte sicuramente più importante di un vino! Perfetta corrispondenza naso sorso, ovvero una bella trama tannica ottenuta dalla macerazione sulle bucce, che però non copre i sapori e gli aromi; anche in bocca non c’è percezione di volatile ne di particolari extra ossidazioni; c’è quel tailleur di ossigeno che è normale che un vino del genere abbia, ma in questo caso è carattere come una ragazza con gli zigomi alti o con due occhi di colore diverso. Note di frutta a pasta bianca, erbe aromatiche, una bella dolcezza di fondo, tannini e una sensazione avvolgente sulla lingua . A voler cercare il pelo nell’uovo, se proprio dovessi trovargli una sbavatura direi che forse è un filino corto ma sto veramente cercando il granello nel pagliaio.

Sicuramente questo articolo non è carico di paragoni o discorsi roboanti, questo per un motivo preciso: vorrei far trasparire non che io sono bravo a raccontare, ma che dopo venti anni di sperimentazioni cominciate con Gravner, oggi effettivamente ci sono dei vini che danno del filo da torcere a quelli di 15 anni fa. Badate bene non ho detto vini naturali, o biodinamici, ma vini, non perché ciò non sia importante, ma perché credo che negli ultimi quindici anni, il movimento dei lieviti selvaggi, dopo aver prodotto vini i più o meno buoni stia cominciando a tirare fuori vini che non rompono il culo solo ai fratelli convenzionali ma riscrivono le regole dell’enologia tutta. Potrei addirittura azzardare che nei prossimi anni smetterà la diatriba o le diatribe che ci attanagliano e vini come questo prenderanno il posto di tante etichette che sinceramente non hanno più motivo di esistere e contemporaneamente conviveranno nell’olimpo delle eccellenze italiane.

Non succede sempre, non succede spesso, ma quando succede abbiamo dinnanzi una stella, che ripeto può essere nata anche grazie ad un pizzico di fortuna, questo a me non interessa, interessa che dopo tante anfore (anche con lieviti selezionati) non convincenti ho incontrato questo vino. Quindi come posso aiutare questi ragazzi? Dategli una possibilità, contattateli, andateli a trovare quando si potrà!

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