Our Wine Triple A Waw: vini Arcaici!

Our Wine Triple A Waw: vini Arcaici!

Our Wine Triple A Waw: vini Arcaici! ma che vuol dire questa frase? è solo un titolo clickbait o dietro c’è una storia da raccontare?

Decomposti e decomposte bentornati su Zombiwine, l’unico blog che se non lo leggi ti interra in un anfora. Questo incipit da solo racconta la somma di tutta la mia esperienza vissuta sabato sera, a Napoli, in un grande luogo del vino naturale campano, ovvero, il wine bar “Puteca” di Claudio Tramontano.

Our Wine Triple A Waw: vini Arcaici!

Napoli, ore sette di un tranquillo sabato sera in uno dei luoghi più centrali e scenografici della città: I Gradoni di Chiaia.

Questa stradina magica non è in un luogo: è in tanti luoghi del mediterraneo. Un po’ Napoli, un po’ Spagna moresca, un po’ Marocco e perfino un po’ Gerusalemme. Se non ci siete stati, se non vi siete mai persi nelle stradine, nei vicoli, nelle pizzerie o in mezzo alla gente non potete capire; Via Chiaia è la strada che collega piazza plebiscito (ultima propaggine del centro storico) con Piazza dei Martiri ovvero la Napoli bene. Da un lato si scende verso il quartiere del Pallonetto e poi il mare e dall’atro i quartieri Spagnoli. Più Napoli di così c’è solo la musica di Raiz o un giro in quel Mediterraneo in cui islam, cristianesimo, ebraismo, gente, pescatori, avvocati, ladri, belle ragazze, ciccioni che mangiano cibi fritti, gente gente gente, banco e nero, tabacco, tè, vino caffè odore spezie, Chiese, minareti e sinagoghe: Napoli calderone di storia.

Scusate il divagare, ma dovevate capire; in questo violetto bellissimo, c’è un wine bar che vende solo vino naturale e lo fa senza sovrastrutture. Ti siedi, magari in strada, ordini una bottiglia o un calice (non mangi, ma tanto taccando ce’è una pizzeria e una pokeria)e guardi la gente e dopo poco, a me no che non sei un sociopatico cannibale, ti ritrovi a parlare con tutti.

Claudio, fra i vini che propone (che cambiano e variano sempre) aveva piccola chicca introvabile: la serie Waw realizzate daTriple A, il progetto Vino naturale della Velier di Luca Gargano. Waw è un progetto avanguardista quasi archeo Enoico: una serie di produttori, che si sono impegnati a realizzare un vino seguendo un archeo protocollo comune.

Our Wine Triple A Waw: vini Arcaici!

Il progetto WAW nasce dalla collaborazione tra Luca Gargano e le fotografe giapponesi Keiko e Maika e si propone di dare vita a una linea di vini “primitivi” in anfora: vini originali e originari, vini primordiali, i più antichi e più vicini alla natura.

L’idea, portata avanti da vari produttori di diverse nazioni, è di condividere lo stesso metodo di vinificazione che non prevede alcun tipo di intervento: raccolta manuale delle uve, vinificazione in anfora a grappoli interi, macerazione fino a fine fermentazione (dai 3 fino ai 6-7 mesi) e imbottigliamento diretto senza pressatura. Il vino deve essere frutto dell’assemblaggio di almeno due varietà di uve: bacca bianca per il 78% e a bacca rossa per il restante 22% e le anfore usate sono tutte di provenienza spagnola, artigianalmente prodotte da Orozco di Villarrobledo.

I vini risultati non vogliono fregiarsi di essere “grandi vini”, quanto piuttosto di essere vini buoni, che possano essere bevuti da tutti e tutti i giorni, grazie alla loro capacità di poter accompagnare qualsiasi tipo di pietanza sia per origine che per ingredienti. Vini che facciano esclamare “WAW!” a chiunque li beva. L’etichetta è unica e condivisa, differendo solo nel nome del produttore, e al centro si trova una lettera che ricorda una “y”, un’antica lettera fenicia che si pronunciava proprio come “WAW”.

Triplerà.it

Parliamo di produzioni che cambiano anno dopo anno, realizzate spesso in meno di duecento bottiglie per produttore, vini molto diversi sia tra di loro e sia confrontati con l’infinito mondo del vino che conosciamo. Inutile dirvi che erano anni che volevo assaggiare almeno uno per vedere cosa ne venisse fuori: curiosità massima ma reperibilità bassissima! Questa per esempio è stata prodotta in 150 bottiglie.

Di questa linea ho deciso di assaggiare quella che secondo me era la più arcaica di tutte ovvero Waw Our Wine 2019 prodotto in Georgia (e chi mi conosce già avrebbe dovuto intuirlo): Andiamo quindi alle basi dell’archeologia Enrica, e ci immergiamo in un mondo fatto di anfore interrate e vinificazioni vecchie di seimila anni.

Our Wine è una cantina situata nel cuore della Georgia orientale, che nasce dall’amicizia di cinque amici con il sogno e la passione di produrre vino secondo le tradizioni vitivinicole georgiane. Le vigne, estese su poco più di 6 ettari a circa 300/400 metri dal livello del mare, esposte a est, hanno un’età compresa tra i 15 e i 45 anni e sono situate nei pressi dei villaggi di Kardanaki Bakurtsikhe, nella provincia del Kakheti, ai piedi del Caucaso, su appezzamenti considerati fra i migliori terroirs della zona: ‘Tsarapi’, ‘Akhoebi’ e ‘Uroebi’. Dal 2009, le vigne sono condotte secondo i dettami dell’agricoltura biodinamica. Conseguente il fatto che all’interno del progetto Waw sia la capostipite di tutto il movimento avanguardista.

Our Wine Triple A Waw: vini Arcaici!

Our Wine Triple A Waw: vini Arcaici!

Il vino sviluppa un educatissimo 14% vol, ti promette la stessa educata rusticità di un brano di James Senese (Magari eseguito dal duo Raiz Mesolella) , ovvero sai che non puoi prenderlo sottogamba; non è musica da aperitivo e mignolo all’insù ma una musica da panza e sostanza che proprio come questo vino ti cambia indelebilmente l’anima.

Nel bicchiere ha uno strano colore dovuto alla commissione di une bianche e rosse: non è un rosato,che che ne dica l’etichetta, o meglio è un rosato al limite. Un rosato che ricorda più un rosso chiaro, luminoso nonostante la mancanza di filtraggio e chiarifica. Il termine che mi viene in mente è Chiaretto e per certi versi sembra un nostro grignolino incazzato.

Il naso è lisergico, racchiude insieme e tutta quella commistione di culture di cui vi parlavo poc’anzi. Ora non me ne abbia nessuno, rispetterò il vostro punto di vista e combatterò per voi, ma su questo vino per piacere non mettetevi a scrivere bret o non bret; accetto di essere preso per il sedere da Italia wine Drunk posting per quanto scriverò perché qui prendo una posizione.

Our Wine Triple A Waw: vini Arcaici!

Se analizzassimo il vino utilizzando solo l’analisi classica, che per inciso va conosciuta a prescindere, non lo capiremo mai; qui l’intento è fare vino come qualche secolo (per non dire millennio ) fa. Fa parte del pacchetto tutta una serie di odori iniziali. Cominciamo. dire che il vino non ha spunti acetici e quindi ciò la prima parte della possibile appiccicata è messa via; però il naso ha tre livelli di percezione che si sviluppano lentamente con l’ossigenazione e si rimescolano di continuo, come in un calderone.

  • all’inizio sa di terra, humus, cortecce, sottobosco, note scure e ha anche qualche puzzetta, dura poco ma è l’inizio del viaggio.
  • aprendosi si trasforma e sviluppa note di frutto e lievemente balsamiche, in questo breve momento è forse più comprensibile.
  • una volta che raggiunge il completo risveglio dal vetro, tira fuori delle note di cioccolata, tabacco dolce e lievemente sgrumate (arancio)

Poi tutto si rimescola e diventa constatemente qualcos’altro. Tutto questo ti investe come uno tsunami, cambia sempre in un saliscendi anche abbastanza emozionate di profumi misti alle note della terra. Non so se piacerebbe a tutti, ma personalmente io lo trovo entusiasmante purche però si sappia che il mondo del vino non è uno ma nessuno e centomila e qui abbiamo la riprova che la grammatica dell’analisi sensoriale va riscritta: l’ho detto, l’ho scritto, me ne prendo la responsabilità ma ha più palle questa boccia che meta delle cose bevute negli ultimi sei mesi puzzette o non puzzette.

In bocca il vino, grazie alla macerazione a grappolo intero raspi compresi, ha un tannino bello pronunciato, non fastidioso ma presente e che si fa sentire con tutta la sua essenza; tuttavia le uve danno anche piacevolezza e tridimensionalità rendendolo un sorso che se volessimo fare pubblicità ci farebbe dire Waw !

Ma visto che non è una sponsorizzazione di Tripe A (magari e non mi vergogno a dirlo) ne di Puteca (conto regolarmente pagato) ho la lucidità di domandarmi e il vino meritasse il prezzo di vendita: la risposta è si almeno per me.

Con meno di quaranta euro, diviso per il numero dei commensali, abbiamo assaggiato un vino secondo me epocale, che ti forma e ti educa al concetto di “non disunirsi” questo è un vino autentico, che vuole raccontare una nazione, una storia, una tradizione, che non deve essere letta come se stessimo leggendo un Bordeaux. Se decidiamo di intraprendere questa strada, allora dobbiamo essere pronti ad immergerci nei suoni del mondo Klezmer, oppure negli odori di terre a noi completamente lontane in cui, fortunatamente, non vi è mai stata un occidentalizzazione del gusto. Bere Così sicuramente è mentalmente più complesso e meno SOCIALizzante: non è un vino da fiera o da tavolo che vuole fare altro ma, se mai, ti porta per mano a fare una grande scelta etica e umana. Voglio essere bello? Elegante? con il tacco o con il bel vestito di sartoria? o voglio immergermi in una strada fatta anche di sacco a pelo, fuochi da campo, ignote interiora di animale cucinate su fuoco bevendo magari da coppe di peltro.

I due mondi non è detto che si debbano escludere, pero non possiamo essere solo o Dandy o Squatters; se accettiamo di avere un unica visone allora ci siamo Disuniti tutti e abbiamo permesso ad una lettura eno monoteistica di imporci un credo. Non voglio nel vino un mondo in cui non si contempla il diverso, lo strano, lo straniero. D’altra parte non è detto che bisogna accettare ogni volatile o bret perché se no siamo eno razzisti: dobbiamo essere critici, criticissimi e colti ma utilizzando una nuova lingua che somma il passato e il presente per creare il futuro.

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E mo l’ho detto! prego insultatemi pure !

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