Pranzo con il Libanese ed uno scarabeo stercorario!

Pranzo con il Libanese ed uno scarabeo stercorario!

Mai fermarsi all’apparenza. Lo scarabeo stercorario porta sopra di sé una palla di sterco, eppure di notte si orienta con la Via Lattea. è l’unico animale (escludendo l’uomo) che lo sappia fare.

Fabrizio Caramagna

C’è qualche differenza tra Zombi (senza e) e uno scarabeo stercorario? A quanto pare il senso dell’orientamento. Già, l’ininfluenzer del vino ha la capacità di perdersi anche dentro casa sua (che è piccola, molto piccola, esattamente come il suo non-cervello!). Non ci credete?

Facciamo entrare il testimone numero 1: l’orsetto bianco Strunz!

Vi ricordate di Knut? L’orso polare nato in cattività allo zoo di Berlino nel 2006? Bene. Questo orsetto fu acquistato da Zombi, noto anche come Marchese del Tarlo (per le spiegazioni dell’appellation d’origine incontrollata vi rimando a un caffè da prendere tutti insieme in un’altra vita!), me ne fece dono in occasione della nostra prima vacanza in Germania e farsi perdonare per la sua faccia di…Strunz!

Ah, la Germania! Sapete quante volte mi ci ha portato in Germania? Sette. Dico sette, come i sette nani, i sette vizi capitali, i sette samurai…sette vacanze estive in Germania. Sette! Per tutti i Weisswurst della Baviera, sette dannate estate a vagare per le teutoniche terre in cerca di birra nei primi tre viaggi, in cerca di vino nelle successive quattro spedizioni punitive.

Vi ricordate la conferenza stampa al Bayern Monaco con Trapattoni? Era il 1998 e l’allenatore apostrofo’ con parole argute un centrocampista tedesco della squadra: “Strunz!

Com’è che un piccolo peluche bianco, acquistato ai piedi dei Castelli di Ludwig II nell’impronunciabile cittadina di Neuschwanstein, è stato poi chiamato Strunz?

Pranzo con il Libanese ed uno scarabeo stercorario!

Semplice: tu hai una visita al castello prenotato a una data ora e devi sbrigarti a salire il promontorio a piedi (perché prendere il bus è da sfigati e da ricchi!). Stai cercando la via e un cartello enorme in legno ti dice “SVOLTA A DESTRA – 25 MINUTI”. Pau indica il cartello al decomposto che, in barba alla chiarissima segnaletica, è sicuro che il sentiero giusto sia quello che sta…a sinistra. Senza indugi, senza ascoltare una perplessa parola altrui, Zombi trascina il suo peso a sinistra, andando nella direzione opposta al castello. Continua, continua a camminare, barcollando da non-morto, sudando sotto il cappello da cowboy, e però l’unica cosa “cow” è la puzza che emana da sotto la giacca pesante, che “al nord fa freddo pure d’estate” – nella testa bacata dello Zombi senza e. Dopo quindici minuti, accortosi che la meta, ovvero il castello sul cocuzzolo della montagna, si sta allontanando, mentre aumentano gli improperi di Pau, Zombi si leva il cappello puzzolente, si gratta la testa e dice: “No, per di là!” indicando la destra. E allora Pau, in mezzo alla Foresta Nera, emana l’anatema contro il non-morto che puzza di vacca: “Strunz!“.

Ecco spiegata la storia dell’orsetto Strunz e della mancanza di orientamento dello Zombone, capace di perdersi ovunque, anche tra i vicoli di Napoli. Come quel giorno con il Libanese.

A quel tempo, l’ininfluenzer lavorava nel mondo del cinema ed era reduce dalla prima serie di Romanzo criminale. Aveva lavorato duramente su quel set e al contempo aveva vissuto una delle esperienze umane più importanti di sempre, stringendo sincere amicizie con molti degli attori che, in quegli anni, cominciavano a farsi notare per il talento, come Marco Bocci e Francesco Montanari.

Quest’ultimo si trovava nella patria natia dello Zombi per uno spettacolo teatrale. Zombino si propose di portarlo a zonzo per la città partenopea, affidando a Pau la guida storico-artistica e tenendo per se quella relativa al tour gastronomico: “Ti porto a mangiare in un posto autentico!”

Il mattino ci accolse con un cielo grigio perla che, al canto di Partenope, si trasformò presto in azzurro mare e sole tiepido di maggio.

Francesco era tutto riccioli e curiosità. Zombi scivolava tra le strade di Napoli, rimembrando l’adolescenza, come quella tabaccheria sotto la Galleria Umberto dove aveva acquistato la sua prima pipa o la liuteria dietro San Pietro a Majella, con il conservatorio situato nell’ex convento di celestini, e quella pizzeria frequentata da studenti.

Pranzo con il Libanese ed uno scarabeo stercorario!

Io adoravo quella pizzeria (costava pochissimo – tra le 3 e le 5 euro, consumazione al tavolo!) e ci portai una volta Zombi, l’esperto di cose, l’ininfluenzer che move il sole e l’altre stelle di stocazzo. Lui, che in quell’occasione ordinò “la pizza che non ordina mai nessuno a Napoli, quella con il pesto. Qui fanno tutto loro, a cominciare dall’impasto!” – ma no, non ci dire Zombi, siamo in una pizzeria! “Si, ma guarda, preparano tutte robe così genuine che, è per questo che ho ordinato proprio quella pizza, pure il pesto fanno loro al momento!” e mentre lo diceva, il cameriere che aveva preso l’ordine gridò:

“Cirù, esco un attimo ca sto’ signor ha ordinato chella cazz e pizza ca’ nisciun mai s’ pigli, vado accatta’ nu mument u’ buccacc e’ pest”.

Traduzione: “Pizzaiolo Ciro, giacché questo burlone di avventore ha ordinato la pizza che in pochi sono soliti degustare, ossia quella con il pesto di basilico, vado ad acquistarne un barattolo alla bottega accanto

Il cameriere della pizzeria

Francesco rise alla storia e ci chiese se ci saremmo fermati qui per il pranzo.

“No, vieni, ti porto in un posto ancora più autentico!”

Destinazione: Quartieri Spagnoli. Zombi faceva da capofila. Francesco chiedeva ogni sorta di cosa, dalla costruzione dei palazzi agli stili architettonici, dal profumo di cibo che veniva dai bassi, sorridendo alle signore ai balconi che lo riconoscevano. E Zombi continuava a farci girare tra vicoli. Cinque minuti. Dieci Minuti. Quindici minuti. Lo stomaco cominciava a brontolare a tutti. E Zombi continuava a farci avanzare nel nulla.

In quel periodo Napoli usciva dalla difficile emergenza dei rifiuti urbani e aveva perso tanti turisti e visitatori. Si stava rialzando, avrebbe a breve ripreso il proprio ritmo, diventando nuovamente una delle città italiane più visitate. In quei giorni era ancora poco frequentata. Zombone si volta verso di noi e dice: “Non trovo il posto, sarà chiuso”. Un ragazzo del posto, vedendoci in palese difficoltà, venne in nostro soccorso: “Posso aiutarvi?”.

Fu lui a condurci verso un altro vicolo, posto a otto minuti da dove eravamo: due strade diametralmente opposte dalla direzione che Zombi, l’ininfluenzer dall’orientamento instabile, reputava fosse quella giusta. Strunz, a volte ritorna!

Una terribile veranda di plastica faceva da ingresso al “posto autentico”. Un moto di paura percorse la schiena di Zombi: saremmo morti di fame, figurarsi se in un posto così brutto possano servire del buon cibo. Mi guardò torvo, preoccupato: ero stata io a suggerirgli dove mangiare, quel posto che mi aveva fatto conoscere un mio caro amico arpista durante gli anni dell’università.

Continuiamo a bere del pessimo vino preoccupati che i calici siano di cristallo

Mirco Stefano

Il proprietario del posto ci accolse nel migliore dei modi: “Farrrwest, assettati nell’angolo e liev’t a miezz e pier!” (Traduzione: Zombi dal cappello da cowboy, poni le tue terga sulla sedia posta all’angolo del tavolo, giacché tu ostruisci il passaggio)

Tutti avevano riconosciuto il Libanese che se la rideva tantissimo, mangiò la pasta e patate più calda e più buona di sempre, prese un mandarino da un water messo sopra al tavolo a mo’ di fruttiera.

Eravamo da Nennella (chi non conosce questo posto può trovare tutte le info qui e prepararsi alla mangiata più epica di sempre!).

Non bevemmo alcolici perché Francesco andava in scena quella sera. Il proprietario del piccolo ristorante ci deliziò con la sua barzelletta e poi ci portò a sorbire il caffè per eccellenza, bruno buono caldo, per omaggiare la guest star del giorno. Raccontò di quanto fossero stati mesi difficili quelli dell’emergenza rifiuti, di quanto avesse nociuto all’economia locale e di quanto si fremesse per ripartire. Già, ripartire. Come in questi giorni.

Nennella ci aveva insegnato qualcosa: non giudicare un posto dall’apparenza. Almeno, non limitarti ad essa.

Chi vede un gigante esamini prima la posizione del sole e faccia attenzione che non sia l’ombra di un pigmeo

Novalis

Pranzo con il Libanese ed uno scarabeo stercorario!

Come quel giorno, a Parigi, dove lo Zombone, indovinate un poco!? Si era perso cercando un posto per il pranzo. Vagava per Montmartre, in un caldo lunedì di fine agosto. La collina brulicava di gente e lui, imperterrito, cercava cercava ma il posto non trovava. Dovevamo sbrigarci però perché il pomeriggio l’aereo ci avrebbe riportato a Roma. Così, preso dallo sconforto, si arrese al mio solito indice risolutore: “Lì”. Indicai un corridoio angusto e buio, dove non c’era fila per entrare. Aveva una vetrina stretta stretta con qualche etichetta sbiadita attaccata, un cesto per terra con bottiglie polverose adagiate dentro. “Sarà una trappola per turisti!” chiosò Zombone e entrò facendo spallucce.

Ora so come può essersi sentita Alice quando sceglie di ficcarsi nello stretto buco di un albero per seguire il Bianconiglio: il paese delle Meraviglie!

Era, quello stretto corridoio fatto di polvere e di bottiglie, l’ingresso di una sorta di basso parigino con tre tavoli e poche sedie, una piccola scansia con dei piatti sbeccati, due piccolissimi frigoriferi incassati sotto a un vecchio bancone e una splendida ragazza dai capelli nerissimi e lunghissimi. Ricordo la sua pelle bianca, il corpo sottile come lo stelo di un calice, un vestito color crema e piccoli rombi neri, stretto in vita da un nastro dello stesso colore dell’abito, ai piedi dei sabot neri con il tacco. Affettava pane, tagliava formaggi come se eseguisse una danza antica.

Zombi mi guardò, sorrise. Pensavo che avesse visto l’incantevole donna. Invece: “Hanno una carta dei vini…supèèèr”.

Domaine de Beaurenard 2007 – Chateauneuf du Pape Rouge di Paul Coulon et Fils. Che cosa fosse il Rodano nel bicchiere l’ho scoperto solo allora. Io sapevo solo di Giovanni XXII e che dire quanto mi piacesse il vino francese faceva fico pur non sapendo cosa fossero Grenache, Syrah, Mourvedre, Cinsault (scrittori francesi?).

Il bicchiere esplose di rosso intenso. Il tannino. Cosa era il tannino? Bho, si sentiva il tannino. Si vedeva. E te la ricordi quell’essenza di legno, Zombi? E il gusto rotondo, pieno, caldo? Rotondo come il giro intorno a uno stesso punto. Caldo, come quel giorno, a Napoli. Pieno, come quel fumante piatto di pasta e patate. Rosso, come la felpa che indossava il Libanese a pranzo, in un posto che non gli davi due lire. Intenso come quella diatriba tra me e te: meglio i formaggi francesi o quelli italiani? Tagliente, come l’apparenza. Ingannevole, come il sindaco Bombolini con i tedeschi.

Libano, ma perché non lo fai il remake de Il segreto di Santa Vittoria? Il film con Anna Magnani e Anthony Quinn su un fatto realmente accaduto in un paesino vicino a Cuneo. Parla della liberazione dai tedeschi e del dopoguerra, della realtà di paese macchiettista che racconta di vino e di ruralità, di ruoli e di libertà, di luoghi comuni. Si, forse parla anche di apparenza. Non trovi?

Ceci n’est pas une pipe

René Magritte

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